![]() No all’utilizzo dell’impronta digitale per accedere al luogo di lavoro. Ad opporsi alla procedura comunemente nota come “strong authentication” è il segretario regionale delle Telecomunicazioni Daniele Ruisi, che contesta fortemente quanto sta accadendo in alcune aziende del settore in Italia. “Il riconoscimento del lavoratore attraverso questo sistema – spiega Ruisi – è stato reso possibile perché, in ambito nazionale, alcune sigle sindacali hanno sottoscritto con le parti interessate un accordo, che a sua volta demanda alle segreterie sindacali territoriali e alle RSU, la possibilità di fare lo stesso nelle aziende”. “L’Ugl – continua - non ha aderito a tale accordo né in ambito nazionale né territoriale, in quanto giudica tale procedura lesiva della dignità dei lavoratori delle telecomunicazioni, “schedati” come se fossero delinquenti: ricordiamo, a tal proposito, la levata di scudi da parte delle forze sociali e politiche quando il ministero degli Interni propose di rilevare le impronte degli extracomunitari clandestini”. “Basterebbero – auspica Ruisi - una password personale o una key identificativa o ancora un tesserino magnetico di riconoscimento per accedere ai dati informatici dei clienti, senza ricorrere alla registrazione di una parte fisica del lavoratore”. “L’Ugl – conclude - continuerà a dire no a procedure di questo genere, sperando che altre sigle sindacali, già firmatarie dell’accordo in ambito nazionale, ci ripensino e tornino a tutelare i diritti del lavoratore, nel pieno rispetto delle leggi sulla privacy”. Comments Your comment will be posted after it is approved. Leave a Reply | ArchivioAprile 2010 Categorie |


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